May 31, 2017
BY MICHAEL SALVAGGIO

Growth hacking: un nuovo modo di far crescere il tuo business

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Creatività, rapidità e un pizzico di spregiudicatezza. Sono queste le caratteristiche essenziali di un growth hacker, il cui obiettivo è uno solo: far crescere il business di un’azienda, in tempi rapidi e con un budget contenuto. Di seguito ti spieghiamo perché il growth hacking sta diventando una componente essenziale per lo sviluppo di ogni azienda, dalle piccole start up alle grandi aziende.

Che cos’è il growth hacking? Per rispondere a questa domanda (sempre più frequente, vista la rapida diffusione del fenomeno), QuickSprout ha realizzato una guida imprescindibile, in cui questa metodologia viene spiegata con un esempio concreto: quello di Airbnb.

 

Il portale più noto al mondo per chi desidera affittare un alloggio per brevi periodi ha avuto una crescita tanto veloce quanto vertiginosa, alla cui base c’è una mossa che molti definirebbero spregiudicata.

 

QuickSprout, infatti, spiega che la crescita virale di Airbnb è stata possibile grazie a Craiglist, il più importante portale di annunci degli Stati Uniti. Airbnb pensò di sfruttare la popolarità di Craiglist in un modo molto semplice: nel form che ogni nuovo utente doveva compilare per inserire la propria casa sul portale, venne data l’opzione di inserire automaticamente  l’annuncio anche su Craiglist. In questo modo, oltre a rafforzare l’autorità del sito, Airbnb beneficiò di una maggiore visibilità in termini di posizionamento, proprio grazie ai legami virtuali che si erano creati con il sito di annunci.

 

Tecnicamente, questa operazione non fu semplice (e, soprattutto, fu abbastanza spudorata, visto che Airbnb non chiese il permesso a Craiglist), ma fu anche grazie a essa che il sito raggiunse la popolarità che tutti oggi conoscono.

 

Questa azione è ormai entrata  nel “manuale essenziale del growth hacker” perché contiene tutte le caratteristiche principali: è un’operazione ingegnosa, supportata da ottime competenze tecniche (da “hacker”, appunto) e da una conoscenza approfondita del target di riferimento e delle sue abitudini.

 

Ora che sai i risultati che si possono ottenere con il growth hacking, vediamo nel dettaglio le sue caratteristiche.

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La nascita del growth hacking

 

Il growth hacking è una metodologia che si avvale di processi sperimentali sul prodotto e, soprattutto, sui canali di marketing, per trovare il modo più efficace di far crescere un’attività, a ritmi velocissimi e con costi bassi.

 

L’espressione growth hacking è stata coniata nel 2010 da Sean Ellis. Dietro questo nome si cela l’uomo che ha introdotto il referral program di Dropbox, portando gli utenti da 100.000 a 4 milioni in soli 6 mesi e, di fatto, trasformando l’azienda in un vero e proprio colosso.

 

Il 26 luglio, Ellis pubblicò l’articolo “Find a growth hacker for your startup”. L’autore parte da una considerazione molto semplice: nella fase iniziale di vita di una start up, la priorità non è quella di creare un team marketing, e nemmeno quella di stabilire un marketing plan strategico per raggiungere gli obiettivi di business. Una startup ha bisogno di una sola cosa: crescere.

 

Per raggiungere questo obiettivo, è necessaria una figura che si dedichi in modo completo alla crescita (non solo al marketing), e il marketer tradizionale, spesso, non ha la formazione e la mentalità giuste per perseguire questo scopo in modo efficace.

 

Ecco quindi il growth hacker, una figura che possiede caratteristiche ben precise: deve essere creativa, veloce, adattabile e, soprattutto, capace di pensare fuori dagli schemi. Il suo obiettivo principale è quello di far crescere l’azienda mantenendo bassi i costi, e per farlo deve trovare soluzioni alternative, percorsi non scontati e innovativi. Dinamismo e rapidità sono i suoi valori di riferimento.

 

Di growth hacking, in Italia, si parla ancora poco. Negli Stati Uniti è invece una professione già affermata, e i growth hacker sono richiesti sia da start up che da aziende affermate. Questa metodologia, infatti, può essere applicata non solo per far crescere il business di una piccola realtà, ma anche per dare nuovo impulso all’attività di un’azienda già strutturata: lo sviluppo è essenziale in ogni contesto.

 

Come si struttura una strategia di growth hacking

 

Nel concreto, come si sviluppa il growth hacking? Tramite processi che partono da un’idea e si evolvono attraverso esperimenti, esecuzioni e analisi continue, finché non si trova la strada giusta che permette di far crescere il business con un alto ritorno dell’investimento (ROI).

 

Parte integrante di questa metodologia sono i fallimenti, che devono essere interpretati come percorsi utili per acquisire nuove informazioni.

 

Una precisazione è doverosa: rispetto al marketing tradizionale, il growth hacking si concentra maggiormente sulla distribuzione del prodotto, non sulla sua creazione. Partendo dal presupposto che i canali di distribuzione sono saturi, il growth hacking cerca di capire modi più efficaci per raggiungere il target di riferimento (come suggerisce la vicenda di Airbnb).

 

Per mettere in pratica una strategia di growth hacking, è necessario creare un team composto da:

 

  • Product o Project Manager (a capo del processo)

  • Marketer (per supportare gli aspetti di marketing)

  • Programmatore (per supportare gli aspetti tecnici)

  • Eventualmente, un data analyst

 

Queste figure devono collaborare tra loro per elaborare una strategia caratterizzata da quattro pilastri essenziali.

 

Definizione degli obiettivi

Gli obiettivi devono, ovviamente, essere SMART: Specific - Measurable - Achievable - Realistic - TimeBased. In base al contesto e alle dimensioni dell’azienda, questi obiettivi avranno una finalità diversa: nel caso di una start up, potrebbe essere costruire una forte base utenza, nel caso di un’azienda, invece, la conquista di un nuovo segmento di pubblico.

 

Analisi dei dati

Senza analisi e misurazioni, i growth hacker non potrebbero reperire le informazioni necessarie per far crescere l’azienda. Ovviamente, questi dati devono essere interpretati secondo la mentalità del growth hacker: creativa, rapida e abituata a pensare fuori dagli schemi.

 

Analisi dei competitor

I growth hacker sono costantemente aggiornati sulla realtà che li circonda. Questo vuol dire anche tenere d’occhio i competitor: non per copiare, ma per arricchirsi con nuovi stimoli e idee.

 

Uso dei giusti strumenti

Per implementare la strategia, un growth hacker deve avvalersi degli strumenti giusti. Growth Hacking Italia ne seleziona tre:

 

  • AdRoll

AdRoll è uno strumento che si basa fondamentalmente sulla tecnica di retargeting per aumentare il numero di clienti in maniera esponenziale.

 

  • Optimizely

Questa tool permette di conoscere quale versione di un sito o di una app ottiene più conversioni.

 

  • Trakio

Trakio è uno strumento che permette di monitorare i visitatori, ricavandone dati preziosi per aumentare il tasso di conversione.

 

Marketing e growth hacking sono due attività diverse, che lavorano parallelamente per raggiungere obiettivi ben distinti. Sono due facce della stessa medaglia: e l’unione tra la mentalità strategica del marketer e la creatività e la freschezza del growth hacker possono far crescere il tuo business in modo incredibile.

 
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