Inbound Marketing
Apr 12, 2016
BY SOFIA MARELLI

3 falsi miti da sfatare sull’Inbound marketing

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I Millenials, gli acquirenti di oggi e di domani, amano l’Inbound marketing. E tu, sei sicuro di conoscerlo veramente? Ecco tre falsi miti da sfatare per una perfetta implementazione della tua strategia.

I Millenials amano l’inbound marketing. Secondo un articolo è questo il mercato su cui bisogna puntare, in quanto

a livello mondiale i giovani rappresentano un target strategico: sono gli attuali e futuri acquirenti e amano il Visual Marketing, l’Inbound Marketing, i Blog e la Gamification. Soprattutto hanno superato demograficamente la generazione dei boomers sforando il record di 80 milioni.

Sempre secondo l’articolo,

la loro richiesta di eccellenza digitale anticipa quello che ci riserverà il futuro e mette sotto forte pressione i rivenditori che devono adattarsi al cambiamento.

In che cosa consiste questo cambiamento? Per esempio, nelle modalità in cui reperire le informazioni sui prodotti da acquistare: il 62% dei Millennials utilizza il dispositivo per confrontare i prezzi, leggere le recensioni e scaricare coupon. Negli Stati Uniti, il trend è ancora più forte.

All'interno di questo scenario, l’Inbound si configura come una scelta di marketing vincente, che soddisfa alla perfezione queste nuove abitudini di acquisto. Affinché la tua strategia Inbound sia veramente efficace, però, è necessario sfatare alcuni falsi miti: conoscere veramente l’Inbound significa saperlo sfruttare al meglio.

Ecco tre principali equivoci, ripresi da un articolo di HubSpot che è meglio chiarire prima di implementare il tuo programma di marketing.

 

  1. Inbound marketing e Content marketing sono la stessa cosa

Fare Content marketing significa produrre contenuti di qualità che possono essere trovati dal tuo audience tramite ricerche sul web e sui social media. Si tratta quindi di una componente essenziale dell’Inbound Marketing, ma non è l’unica: perché l’Inbound è una strategia articolata, costituita da tattiche applicate su più livelli.

L’Inbound marketing è SEO, social media, content writing, design, development, strategy, project management, data analysis, business, produzione audio/video e molto altro ancora. Proprio per questo motivo, una strategia Inbound non può essere sviluppata da una sola persona: sono necessarie le competenze di diverse figure professionali, come pure è necessaria un’interazione fluida ed efficace tra i diversi reparti aziendali (per esempio, tra il sales team e il marketing team).

 

inbound marketing

 

Il principio è uno solo: “Inbound isn't a product, inbound is a mindset”: scegliere di fare Inbound vuol dire cambiare mentalità, ottimizzando il proprio modo di lavorare e dando un nuovo slancio al proprio business.

 

  1. Inbound marketing è un altro modo per dire SEO

Anche su questo punto c’è confusione. Molte persone ritengono erroneamente che Inbound marketing sia solo un altro modo per dire SEO. Come detto prima, il SEO è solo una componente dell’Inbound marketing. Una componente di primaria importanza, ma l’Inbound è molto, molto di più.

Il disguido nasce dal fatto che la metodologia Inbound mira ad aumentare il traffico al proprio sito web e a convertire i visitatori in lead, e i lead in clienti. Il SEO, invece, mira a far ottener al tuo sito visualizzazioni di qualità anziché visualizzazioni casuali.

SEO

 

Pertanto, il SEO altro non è che un tassello all’interno del complesso mosaico che di cui si compone una strategia Inbound efficace.

 

  1. L’Inbound marketing veicola i contenuti solo attraverso il blog

Aprire un blog e aggiornarlo periodicamente è uno dei metodi più efficaci per diffondere contenuti e attirare contatti qualificati. Ma pensare che articoli e post - nei modelli classici di Listicle e di How to - siano gli unici strumenti utilizzati dall’Inbound marketing è un errore madornale, perché esistono molte forme per esprimere i contenuti. Come scegliere quella giusta? È necessario fare riferimento al Funnel (Imbuto di Vendita).

Il funnel è composto da TOFU (Top of The Funnel), MOFU (Middle Of The Funnel) e BOFU (Bottom Of The Funnel).

La parte superiore del funnel (TOFU) è costituita da visitatori generici del tuo sito. In questa fase, l’obiettivo dell’Inbound è quello di trasformare i contatti più interessanti in lead, i quali accedono alla parte centrale dell’imbuto, il MOFU: in questo stage, quindi, si trovano contatti qualificati, che hanno mostrato interesse per il tuo business e che quindi sono più propensi ad effettuare un acquisto vero e proprio. Infine, nella parte conclusiva del funnel (BOFU), si trovano tutti quegli utenti con i quali, grazie a un processo di lead nurturing, si è instaurato un rapporto di fiducia: non sono più lead ma clienti, potenziali o reali.

L’Inbound marketing diffonde contenuti di qualità per portare l’utente allo stage successivo del funnel. È pertanto necessario, per ogni fase, proporre i contenuti nelle forme più appropriate per ogni tipologia di utente: al contatto che si trova nel TOFU non interessa un contenuto troppo specifico, e allo stesso modo il contatto che è già arrivato al BOFU si aspetta un contenuto molto dettagliato e concreto.

Ai contatti del TOFU si possono proporre blog post, documenti da scaricare, infografiche, white papers, checklist e piccoli video, a quelli del MOFU ebook, case studies, podcast, webinar, video più lunghi e testimonianze. Infine, per i potenziali clienti del BOFU, sono perfetti guide, demo e codici sconto e newsletter.

Quindi, ad ogni stage del funnel, deve essere proposto un contenuto diverso, attraverso modalità adeguate rispetto al livello di targettizzazione dei contatti: conoscere e applicare questo principio è uno dei segreti di una strategia Inbound di successo.

 

Se desideri un supporto professionale per definire e implementare in modo efficiente la tua strategia di Inbound marketing, affidati a WAM. Siamo nati con il digitale, e quindi non abbiamo dovuto adattarci al cambiamento: ne siamo già parte.

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